T 7 (torpediniera Italia)

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T 7
ex TB 96
ex TB 96F
Descrizione generale
Tipotorpediniera
ClasseT 5
Proprietà imperiale e regia Marina (1916-1919)
Jugoslovenska kraljevska ratna mornarica (1919-1941)
Regia Marina (1941-1943)
Kriegsmarine (1943-1944)
Marina dello Stato Indipendente di Croazia (1944)
CostruttoriDanubius, Porto Re
Impostazione24 febbraio 1915
Varo8 luglio 1916
Entrata in servizio10 novembre 1916 (Marina austroungarica)
settembre 1919 (Marina jugoslava)
21 aprile 1941 (Regia Marina)
Destino finalecatturata da forze tedesche il 9 settembre 1943, rinominata TA 34, trasferita alla Marina croata come T 7 nel 1944, incagliata a seguito di attacco di motosiluranti britanniche il 25 giugno 1944, demolita nel 1953
Caratteristiche generali
Dislocamentocarico normale 266 t
pieno carico 330
Lunghezza58,8 m
Larghezza5,8 m
Pescaggio1,5 m
Propulsione2 caldaie Yarrow
2 turbine a vapore AEG-Curtis
potenza 5 000 HP
2 eliche
Velocità28 nodi (51,86 km/h)
Autonomia1200 miglia nautiche a 16 nodi
Equipaggio65 tra ufficiali, sottufficiali e marinai
Armamento
Armamento
  • 2 pezzi da 66/42 mm
  • 1 mitragliera da 15/84 mm
  • 4 tubi lanciasiluri da 450 mm
Note
dati riferiti al 1941 e presi principalmente da Warships 1900-1950, Navypedia-1, Navyworld, Militaria-Avvisi e torpediniere e Navypedia-2
voci di navi presenti su Teknopedia

La T 7 è stata una torpediniera della Regia Marina. Durante la sua vita operativa, prima e dopo il servizio sotto bandiera italiana, ha prestato servizio in altre quattro Marine militari.

Costruita nei cantieri Danubius di Porto Re con il nome di TB 96F (poi abbreviato, dal 21 maggio 1917, in TB 96), la nave faceva parte in origine della classe «TB 82F» di torpediniere costruite per la Marina imperiale austroungarica[1].

L'armamento originario della nave era costituito da due cannoni Skoda da 66/30 mm, una mitragliera da 8,3/66 mm e quattro tubi lanciasiluri da 450 mm[2].

In servizio nel novembre 1916[2], la torpediniera partecipò alla prima guerra mondiale. Tra le azioni cui prese parte si possono citare:

Terminata la guerra, in seguito alla dissoluzione dell'Impero austro-ungarico e con esso della k.u.k. Kriegsmarine, la TB 96 passò alla neonata Marina reale jugoslava, sotto la quale assunse la nuova denominazione di T 7[2].

Nel 1927[5] la nave venne sottoposta a lavori di modifica, che comportarono la sostituzione dei due pezzi da 66/30 mm con altrettanti del più moderno modello da 66/50, nonché l'imbarco di una seconda mitragliera da 8,3/67 mm[2].

Successivamente, in seguito a nuovi lavori di modifica, i cannoni da 66/42 mm vennero sostituiti con altrettanti da 66/50, mentre le due mitragliere da 8,3 mm vennero sbarcate e sostituite con un'arma singola da 15/84 mm[2].

Il 21 aprile 1941, in seguito all'invasione della Jugoslavia, la T 7 venne catturata a Divulje (frazione di Traù) dalle truppe italo-tedesche ed incorporata nella Regia Marina, conservando invariata la propria denominazione[1][2][5].

La nave venne quindi assegnata al V Gruppo Torpediniere con base a Spalato, formato da unità vetuste quali le unità gemelle T 5, T 6 e T 8, un'altra torpediniera ex jugoslava, la T 1, e la vecchia torpediniera/cannoniera italiana Ernesto Giovannini[6]. Avendo un potenziale bellico ormai estremamente ridotto[7], venne adibita principalmente a compiti di scorta costiera[8] nelle acque della Dalmazia.

Successivamente alla proclamazione dell'armistizio di Cassibile, il 9 settembre 1943, la T 7 venne catturata dalle truppe tedesche nel porto di Gravosa[9]. Incorporata nella Kriegsmarine ma armata con personale croato, la torpediniera venne ribattezzata TA 34 e, assegnata alla 11ª Sicherungsdivision, iniziò ad operare con base a Sebenico dal 7 febbraio 1944[10]. Il 17 giugno 1944 la nave venne trasferita alla Marina dello Stato Indipendente di Croazia e tornò ad assumere la vecchia denominazione di T 7[5].

Nella notte tra il 24 ed il 25 giugno 1944 la T 7, mentre era in navigazione da Sebenico a Fiume scortata dalle motosiluranti tedesche S 154 ed S 157, venne attaccata dalle motocannoniere e motosiluranti britanniche MGB 622, MGB 659 ed MTB 670 nei pressi dell'isola di Kukuljari: colpita da un siluro e gravemente danneggiata ed incendiata dal tiro delle mitragliere, la vetusta torpediniera andò ad incagliarsi sulla costa della penisola di Murter (in italiano Mortero), in posizione 43°47' N e 15°36' E[5]. Fra l'equipaggio di 35 uomini vi furono tre morti accertati, undici dispersi ed altrettanti feriti[10].

Nel 1953 il relitto venne recuperato e smantellato dalla ditta jugoslava «BRODOSPAS»[5].

  1. ^ a b Copia archiviata, su warshipsww2.eu. URL consultato il 17 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 14 settembre 2007). e (SLEN) T7, su warshipsww2.eu, Warships of World War II. URL consultato il 15 luglio 2020 (archiviato dall'url originale il 12 aprile 2013).
  2. ^ a b c d e f http://www.navypedia.org/ships/yugoslavia/yu_dd_t5.htm Archiviato il 10 ottobre 2011 in Internet Archive. e http://www.navypedia.org/ships/italy/it_dd_t1.htm Archiviato il 20 dicembre 2010 in Internet Archive.
  3. ^ Franco Favre, La Marina nella Grande Guerra. Le operazioni navali, aeree, subacquee e terrestri in Adriatico, p. 190
  4. ^ Franco Favre, La Marina nella Grande Guerra. Le operazioni navali, aeree, subacquee e terrestri in Adriatico, p. 243
  5. ^ a b c d e Крейсер, эсминцы и миноносцы Югославии, su navyworld.narod.ru. URL consultato il 16 maggio 2011 (archiviato il 4 marzo 2012).
  6. ^ La Regia Marina all'8 settembre 1943, su xoomer.virgilio.it. URL consultato il 16 maggio 2011 (archiviato il 4 marzo 2016).
  7. ^ Gli Avvisi e le Torpediniere della Regia Marina, su xoomer.virgilio.it. URL consultato il 16 maggio 2011 (archiviato il 31 maggio 2015).
  8. ^ Navi Straniere, su regiamarina.net. URL consultato il 16 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 6 giugno 2011).
  9. ^ Trentoincina, su trentoincina.it. URL consultato il 16 maggio 2011 (archiviato l'11 giugno 2012).
  10. ^ a b Axis History Forum • View topic - Croatian Navy on Adriatic Sea after Italian Armistice, su forum.axishistory.com. URL consultato il 16 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 19 agosto 2014).
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