Appiattimento culturale

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Appiattimento culturale (in inglese dumbing down) è un'espressione che indica l'eccessiva e deliberata semplificazione dei contenuti intellettuali operata nel settore dell'educazione, nella letteratura, nel cinema, nel giornalismo, nei videogiochi e nella cultura. Il termine dumbing down è stato creato negli Stati Uniti d'America nel 1933, all'interno dell'industria cinematografica e veniva usato dagli sceneggiatori per indicare "le revisioni a un testo atte ad attirare coloro dalla scarsa istruzione o intelligenza”.[1] L'appiattimento varia a seconda della materia e di solito comporta l'affievolimento del pensiero critico, un abbassamento degli standard intellettuali del linguaggio e dall'apprendimento, con conseguente banalizzazione di fattori importanti dell'informazione, della cultura e degli standard accademici, come avviene nel caso della cosiddetta pop culture.

Alla fine del XX secolo, la percentuale dei giovani iscritti all'università nel Regno Unito aumentò bruscamente: tra loro vi erano molti che in precedenza sarebbero stati considerati privi dei giusti requisiti. Nel 2003, il Ministro dell'Università del Regno Unito, Margaret Hodge, ha criticato le cosiddette "Lauree Topolino" (lauree facili) considerate una conseguenza negativa dell'abbassamento della qualità nei corsi offerti dalle università, così da soddisfare "le esigenze del mercato". Si tratta di titoli conferiti per studi in un campo di ricerca "dove i contenuti forse non sono così [intellettualmente] rigorosi come ci si aspetterebbe, e dove il titolo stesso può non avere una grande rilevanza nel mercato del lavoro". Un titolo universitario dalla poca sostanza intellettuale, ottenuto dagli studenti «mettendo assieme voti presi seguendo i “corsi Topolino” non è accettabile».[2][3]

Nel 2007, Wellington Grey, professore di fisica di una scuola superiore di Londra, lanciò una petizione su Internet per opporsi a programmi scolastici che considerava avessero lo scopo di rendere gli studenti ottusi. «Sono un insegnante di fisica. O, almeno, lo ero», ha affermato, lamentando il fatto che «i calcoli [matematici] — l'anima stessa della fisica — fossero assenti nel programma di studi». Tra gli esempi che ha fornito: "Domanda: Perché le stazioni radio trasmettono in digitale, piuttosto che in maniera analogica? Risposta: Perché il digitale può essere fruito da un computer o tablet".

Nel libro Dumbing Us Down: The Hidden Curriculum of Compulsory Schooling (1991, 2002), l'autore, John Taylor Gatto, presenta alcuni tra i suoi discorsi e saggi, tra cui La Scuola psicopatica (discorso di accettazione per il premio Insegnante dell'anno di New York 1990), e Sette lezioni che il docente deve insegnare (discorso per la nomina a Insegnante dell'anno di New York del 1991).[4] Nel libro il professor Gatto scrive che, nonostante fosse stato assunto per insegnare Inglese e Letteratura, gli sembrava che il suo ruolo fosse all'interno di un progetto d'ingegneria sociale. Gatto sottolinea che le "Sette lezioni" alla base del suo insegnamento non sono mai state esplicitamente dichiarate, ma che ciononostante ha istruito i suoi studenti che: la loro autostima dipendeva da una valutazione esterna; che erano costantemente classificati e controllati; che la privacy e la solitudine non erano possibili. Gatto si pone le seguenti domande:

(EN)

«Was it possible, I had been hired, not to enlarge children's power, but to diminish it? That seemed crazy, on the face of it, but slowly, I began to realize that the bells and confinement, the crazy sequences, the age-segregation, the lack of privacy, the constant surveillance, and all the rest of the national curriculum of schooling were designed exactly as if someone had set out to prevent children from learning how to think, and act, to coax them into addiction and dependent behavior.»

(IT)

«Era mai possibile che fossi stato ingaggiato non per allargare le potenzialità dei bambini, ma per sminuirle? Sembrava una follia, a prima vista, ma, lentamente, iniziai a rendermi conto che le campanelle e le restrizioni, le sequenze folli, la segregazione per età, la mancanza di privacy, la sorveglianza continua e tutto il resto del programma nazionale dell'istruzione erano concepiti proprio col preciso scopo di impedire ai bambini di imparare come pensare e come agire, per forzarli all'assuefazione e a un comportamento di dipendenza.»

Nell'esaminare le Sette lezioni Gatto ha concluso che "tutte queste lezioni sono una formazione di base per quelle classi sociali inferiori destinate a rimanere tali, persone a cui è stato impedito per sempre di manifestare le proprie capacità". Per Gatto "la scuola sembra essere una galera lunga dodici anni, dove le cattive abitudini sono le uniche lezioni che vengono realmente apprese. Insegno in una scuola e ho vinto dei premi per svolgere il mio lavoro. Penso di sapere di cosa parlo."[4]

L'aumento della concorrenza e l'introduzione di metodi econometrici hanno cambiato le pratiche commerciali dei mezzi di comunicazione. Pratiche monopolistiche hanno portato al consolidamento dei media, riducendo l'ampiezza e la profondità del giornalismo nel fornire informazioni al pubblico. La riduzione dei costi operativi ha portato ad eliminare gli uffici stampa e i corrispondenti esteri, utilizzando i comunicati stampa di governi, imprese e partiti politici come se fossero notizie.

Il costante aumento dell'importanza data al misurare l'audience e le preferenze del pubblico ha portato giornalisti e produttori televisivi a scrivere e produrre materiale superficiale e vago, diminuendo la complessità intellettuale dell'argomento presentato. Tutto questo va a scapito dell'accuratezza e della razionalità dei fatti. Teorici culturali, come Richard Hoggart, Raymond Williams, Neil Postman, Henry Giroux, e Pierre Bourdieu, hanno citato questi effetti come prova che la televisione commerciale sia un fattore particolarmente dannoso per l'appiattimento culturale. In controtendenza il critico culturale Stuart Hall sostiene che i principali responsabili dell'insegnamento del pensiero critico devono essere genitori e professori; questi possono migliorare la qualità dell'istruzione includendo occasionalmente programmi televisivi.

In Francia, Michel Houellebecq ha descritto lo «scioccante appiattimento culturale dell'intelletto francese, come è stato recentemente sottolineato, [nel 2008] in modo severo ma giusto, dalla rivista TIME».[5]

Cultura di massa

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Il film di fantascienza Idiocracy (2005) ritrae gli Stati Uniti in un futuro lontano 500 anni, come una società distopica in cui l'appiattimento e l'abbrutimento culturali sono stati raggiunti involontariamente, a causa dell'erosione del linguaggio e dell'istruzione, tutto legato al fatto che le persone di minore intelligenza si riproducono più velocemente rispetto alle persone di intelligenza superiore.

Concetti analoghi sono apparsi in opere precedenti. Il racconto di fantascienza Gli idioti in marcia (1951), di Cyril M. Kornbluth, presenta una storia simile: il protagonista si trova in un futuro dominato da persone di bassa intelligenza. Il romanzo Il mondo nuovo (1931), di Aldous Huxley, presenta la struttura di una società utopica, deliberatamente resa idiotica per mantenere la stabilità sociale, eliminando concetti complessi non necessari al funzionamento della società (uno dei personaggi, chiamato Selvaggio, cerca di leggere Shakespeare alla gente, ma non viene capito). Altri esempi provengono da film distopici come Matrix e Orwell 1984.

  1. ^ John Algeo e Adele Algeo, Among the New Words, in American Speech, vol. 63, n. 4, 1988, pp. 235–236, DOI:10.1215/00031283-78-3-331.
  2. ^ 'Irresponsible' Hodge under fire, su BBC News: World Edition, 14 gennaio 2003. URL consultato il 24 giugno 2006.
  3. ^ Donald MacLeod, 50% higher education target doomed, says thinktank, su The Guardian, 14 luglio 2005. URL consultato il 24 giugno 2006.
  4. ^ a b Samuel L. Blumenfeld, The Blumenfeld Education Letter - May 1993: Dumbing Us Down: the Hidden Curriculum of Compulsory Schooling By John Taylor Gatto, su The Odysseus Group, John Taylor Gatto, May 1993. URL consultato il 23 febbraio 2009 (archiviato dall'url originale l'11 luglio 2009).
  5. ^ Bernard-Henri Lévy e Michel Houellebecq, Public Enemies: Dueling Writers Take on Each Other and the World, traduzione di Miriam Frendo e Frank Wynne, New York, Random House, 2011, pp. 3-4, ISBN 978-0-8129-8078-3, OCLC 326529237.

Collegamenti esterni

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