Metodo Litigare Bene

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Il Metodo Litigare Bene è un dispositivo pedagogico ideato e sviluppato dal Pedagogista Daniele Novara. Si rivolge a tutti gli adulti che operano nel mondo dell'educazione: insegnanti, educatori e anche genitori. Il litigio rappresenta per i bambini e le bambine un'importante occasione di apprendimento e permette di sviluppare nuove competenze relazionali.

Il Metodo Litigare Bene identifica il litigio come un'occasione per apprendere nuove competenze, il litigio è una componente naturale della relazione infantile legata alla necessità dei bambini di conoscersi. Nella teoria di questo metodo il conflitto è considerato come un luogo in cui poter sperimentare le proprie reazioni, poter mettersi alla prova, ma anche come un luogo in cui rafforzare le nuove competenze sociali.

Il 1º Convegno Nazionale sul metodo si è tenuto nel 2016 a Piacenza, presso la Cappella Ducale di Palazzo Farnese.[1] Il 31 Agosto 2022, dopo uno stop dovuto alla pandemia, il convegno nazionale è stato riproposto online.[2]

Sperimentazione

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Le fasi di sperimentazione del metodo sono state condotte nel periodo compreso tra dicembre 2011 e maggio 2012, presso le scuole presenti all'interno del territorio italiano, in particolare nel comune di Grugliasco (TO). Lo studio ha coinvolto 466 bambini tra i tre e i dieci anni, 39 docenti operanti attivamente in scuola primaria e scuola dell'infanzia, 12 tirocinanti del corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria dell'Università degli Studi di Torino, guidate da Caterina Di Chio.

Fase 1 – Osservazione

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I tirocinanti hanno osservato le classi dove gli alunni erano liberi di interagire tra loro. Questa fase ha portato alla luce i principali meccanismi che caratterizzano un litigio tra bambini e le modalità di intervento da parte degli insegnanti.[3] Successivamente, sono state analizzate e rilevate tutte le azioni di tipo educativo messe in campo nella gestione delle situazioni di litigio.

Fase 2 – Formazione

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Prevedeva una formazione strutturata per insegnati ed educatori i quali, nei due mesi successivi, hanno potuto mettere in pratica quanto appreso sull'attuazione del metodo per un tempo totale di due mesi cui è seguito un ulteriore periodo di osservazione da parte dei tirocinanti universitari coinvolti.

Validazione e risultati

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Sperimentazione e osservazione hanno portato alla validazione della tesi: i bambini, se pedagogicamente supportati dagli adulti, possono riconoscere nel conflitto una risorsa e attivare le proprie competenze e capacità per poter far fronte a quella particolare situazione. Nella maggior parte dei casi studiati, affrontando in modo diretto la problematica[4], i bambini sono stati capaci di superare le difficoltà e migliorare la loro relazione di partenza.

Inoltre, è stato osservato che l'impegno dei bambini partiva dal riuscire a trovare le parole più adatte per raccontare gli eventi e trovare la strada per raggiungere un accordo, trasformando dunque il problema in un'opportunità per migliorare i rapporti sociali.

Dalle conclusioni derivate dall'utilizzo del metodo, risulta evidente che il numero dei litigi non diminuisca, ma risultano triplicati gli accordi spontanei, specialmente nella fascia 3-6 anni.[5]

Applicazione del metodo

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Il metodo è applicabile alle scuole, a partire dal Nido fino ad arrivare alla Scuola Secondaria di primo grado. Anche in famiglia i riscontri si rivelano molto positivi.

L'applicazione prevede quattro passi: due passi indietro e due passi avanti[6].

I due passi indietro riguardano l’adulto che deve essere in grado di uscire dalla logica della colpevolizzazione e dal bisogno di risolvere il conflitto, evitando di proporre soluzioni frettolose e poco funzionali al fine di permettere ai bambini coinvolti nel litigio di poter fare i due passi avanti.

Il riposizionamento degli adulti permette contestualmente ai bambini di mettersi in gioco in prima persona, di esprimere il proprio stato d'animo rispetto al litigio di cui sono protagonisti portandoli a comunicare in maniera diretta con l'interlocutore. In questa fase sono i bambini ad avere un doppio ruolo: spiegare ed esprimere il proprio punto di vista e, al tempo stesso, ascoltare e comprendere il punto di vista altrui al fine di rivedere il proprio.

Tutto questo si realizza all’interno di uno spazio protetto: il conflict corner. Si tratta di uno spazio dedicato in un'aula, nel giardino o nella casa, progettato e realizzato insieme al gruppo di bambini. In questo spazio, rispettando semplici e poche regole, avviene il confronto.

I quattro passi del metodo

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1. Non cercare il colpevole

Non è possibile individuare il vero colpevole in un litigio tra bambini poiché non si riesce a capire davvero cosa sia successo e risalire alle cause scatenanti. La ricerca del colpevole rischia inoltre di aumentare la percezione, da parte del bambino, che il litigio sia qualcosa di totalmente negativo, che non piace agli adulti, che il problema sia troppo serio tanto da non poterlo affrontare in autonomia. Questo produce un circolo vizioso che li porta a chiedere costantemente l’intervento di un adulto e aumenta la loro incapacità di affrontare qualsiasi situazione conflittuale.

2. Non imporre la soluzione

Gli adulti hanno la tendenza a imporre una soluzione, dando inevitabilmente ragion all’uno o all’altro. La soluzione imposta dall’adulto si concretizza nell’indicazione di una procedura forzata da seguire[7], parole da non dire e/o azioni da non compiere. Questa procedura non coincide mai con la sostenibilità relazionale dei bambini, anzi viene vissuta come un vero e proprio intervento a gamba tesa che irrompe nel litigio precludendo la possibilità di esternalizzare le loro ragioni e il loro stato d’animo, impedendo di usare il litigio come occasione di apprendimento.

3. Favorire la versione reciproca del litigio

Chiedere ai bambini coinvolti di provare a spiegare reciprocamente le proprie ragioni, sia a voce che in forma scritta o anche attraverso il disegno, permette lo spostamento delle emozioni legate alla situazione di litigio su un piano simbolico e, conseguentemente, la loro decantazione. In questa fase è fondamentale che l’adulto resti neutrale[8], ricordi che tutte le versioni hanno lo stesso valore (nessuna è giusta o sbagliata) e rappresentano semplicemente i due punti di vista differenti. Altrettanto necessario è garantire lo scambio delle versioni e il turno di parola alternato al fine di permettere ai litiganti di esprimersi.

4. Favorire l’accordo creato dai bambini

Partendo dall’assunto che entrambe le versioni hanno pari valore e che ognuno ha potuto esprimere la propria opinione, i bambini vanno sostenuti affinché possano autonomamente trovare un accordo. Lo scambio, anche in questo caso, deve avvenire direttamente tra i due litiganti, ,senza l’interferenza dell’adulto, il cui ruolo, consiste nel garantire la condivisione dei punti di vista sul conflitto e favorire l’accordo.

Restano ferme due regole da presidiare durante l’applicazione: non ci si picchia e non ci si insulta.[9][10]

Punti caratterizzanti

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Il Metodo nasce dal riconoscimento del conflitto come risorsa e come occasione di apprendimento;[11] il conflitto si contrappone alla violenza e previene il bullismo[12] favorendo lo scambio dei punti di vista come via preferenziale per la ricerca di un accordo sostenibile per i litiganti. Inoltre, i bambini, utilizzando questa metodologia apprendono e sviluppano sin da subito importanti competenze:

  • la capacità di decentramento: comprendere il punto di vista dell'altro;
  • la capacità autoregolativa: regolare i propri interessi tenendo conto degli interessi dell’altro;
  • la capacità creativo-divergente: riconoscere un ostacolo e attivare un pensiero che porta a fare qualcosa di meglio, qualcosa d’altro.
  1. ^ Palazzo Farnese, Convegno Nazionale "Litigare bene", su IlPiacenza. URL consultato il 27 dicembre 2022.
  2. ^ marchemamma, Litigare bene si può, su Ma(r)che Mamma, 30 agosto 2022. URL consultato il 27 dicembre 2022.
  3. ^ Litigare bene, una competenza da apprendere e coltivare. In classe e fuori, su Tuttoscuola, 26 aprile 2021. URL consultato il 30 novembre 2022.
  4. ^ https://www.ilsussidiario.net/autori/alessandro-nidi, "Litigare bene per gestire le crisi"/ Prof Novara "Rabbia causa problemi psicologici", su IlSussidiario.net, 11 agosto 2022. URL consultato il 27 dicembre 2022.
  5. ^ https://www.redattoresociale.it/article/biblioteca_sociale/litigare_con_metodo
  6. ^ comunicare, Litigare fa bene. Favorisci nei bambini una comunicazione migliore, su comunicareilsorrisodidio.it, 8 gennaio 2019. URL consultato il 27 dicembre 2022.
  7. ^ Luisa Tatoni, Litigare fa bene, ma bisogna saperlo fare, su GG Giovani Genitori, 29 agosto 2017. URL consultato il 27 dicembre 2022.
  8. ^ Antonella De Gregorio, Litigare (bene) aiuta i bambini a crescere, su 27esimaora.corriere.it. URL consultato il 27 dicembre 2022.
  9. ^ Fabio Gervasio, “Litigare bene si può”: insegnare a gestire i conflitti, la rabbia è causa di problemi psicologici in età evolutiva. INTERVISTA al professore Novara, su Orizzonte Scuola Notizie, 11 agosto 2022. URL consultato il 30 novembre 2022.
  10. ^ Veronica Rossi, Novara: per spegnere la violenza, bisogna litigare. Ma bene, su Vita, 28 agosto 2022. URL consultato il 30 novembre 2022.
  11. ^ Come insegnare ai bambini a litigare bene?, su Nostrofiglio.it. URL consultato il 30 novembre 2022.
  12. ^ SIMONA BALLATORE, Bimbi sempre più arrabbiati: litigare bene ferma il bullismo - Cronaca - ilgiorno.it, su Il Giorno, 22 agosto 2022. URL consultato il 27 dicembre 2022.
  • Daniele Novara - Marta Versiglia, Io imparo a litigare, Bur Rizzoli, 2021
  • Daniele Novara - Luigi Regogliosi, I bulli non sanno litigare, Bur Rizzoli, 2018
  • Daniele Novara, Litigare fa bene, Bur Rizzoli, 2015
  • Daniele Novara - Caterina di Chio, Litigare con metodo, Erickson, 2013
  • Daniele Novara, Litigare per crescere, Erickson 2010

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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